La tappa romana del Codemotion, datata 31 marzo 2026, passerà alla storia perché, più che i contenuti tecnici e tecnologici, a farla da padrone sono stati i timori e le difficoltà degli sviluppatori alle prese con un’intelligenza artificiale che sta rivoluzionando l’ambiente, posti di lavoro compresi. È stata una scelta azzeccata, da parte degli organizzatori, giocare a carte scoperte e proporre interventi che, al contrario di certi post trionfalistici su LinkedIn, hanno finalmente messo in luce paure e debolezze di un mondo che si è trovato troppo rapidamente coinvolto — e, in parte, minacciato — dalla rivoluzione AI.

Questa è stata la mia agenda.

Si parte subito con il botto, con l’atteso Matteo Collina che, a fronte di dati preoccupanti (AI che ha già assorbito il 30% del nostro lavoro, grosse difficoltà di inserimento nel mercato per i profili junior), ha comunque ribadito come i pilastri dell’essere umano — caos, gusto, creatività, empatia — continueranno a rimanere una nostra esclusiva, così come la code review.

Poi, proiettati nel mondo Marvel, Giuseppe Porro e Antonio Pio Carito di DXC Technology hanno sollevato i rischi legati agli applicativi AI (prompt injection, overtrust dell’output, permission escalation, assenza di audit trail). Anche qui, a quanto pare, ci sarà comunque posto per gli sviluppatori: magari, anziché artigiani, diventeremo designer di strumenti aumentati, ma resteremo sempre sul pezzo.

Dopo la pausa pranzo, è stato il turno di Antonino Cotroneo, con un interessante focus sul tema WCAG. Purtroppo c’è stato qualche disguido tecnico, ma il succo del discorso è arrivato comunque: c’è ancora tanto, tantissimo da fare per garantire la piena conformità agli standard di accessibilità.

Poi uno dei momenti clou: un bel confronto a quattro tra Luca Fregoso, Enrico Cestari, Luca Del Puppo e Paolo Insogna sul workflow AI nella vita di tutti i giorni. Sono emersi entusiasmo, ma anche perplessità, comprese quelle di chi continua ad amare la scrittura “manuale” del codice. Anche perché l’AI corre velocissima e il rischio di una sorta di burn-out digitale è tutt’altro che remoto.

E poi il momento forse più atteso dai programmatori “puri”, entra Enzo Lombardi di Cleafy a spiegare le crepe della OOP, spesso spacciata per paradigma perfetto ma tutt’altro che tale. Particolare focus sulle contraddizioni dell’ereditarietà e sulle tante trappole nascoste.

Quindi alle 18 il gran finale, con l’inarrestabile Gabriele Santomaggio che esordisce a modo suo (“oggi vi insulterò tutti”) e racconta, con ironia ma grande efficacia, i problemi legati alle nostre RAL. Il suggerimento? Non pensare troppo ai soldi, ma puntare sulla passione. Anche perché sono bastate dieci domande tecniche, precise e puntuali, per mettere molti con le spalle al muro e far capire quanto sia complesso il mondo che stiamo affrontando: un mondo che richiede, prima di tutto, conoscenza. Il resto verrà di conseguenza. E, se anche non dovesse arrivare, resterà comunque la soddisfazione di alzarsi ogni mattina per fare un lavoro che ci piace, a prescindere dalle piattaforme, da PHP a Node.js.

Con la battuta finale: “comunque chi programma in Node.js non è un programmatore… oh, ve l’avevo detto che vi avrei insultati tutti!”.

È stata una bella esperienza, con aule piene e un’ottima organizzazione. Continuo però a ribadire, come già fatto per altri eventi simili, che sarebbe opportuno proporre meno ingressi gratuiti e prezzi più contenuti. Parafrasando: “pagare tutti, pagare meno”. Anche perché eventi di questo tipo possono essere particolarmente utili proprio a chi ha magari appena perso il lavoro, e 250 euro per una conferenza non sono certo uno scherzo.

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Last Update: 1 Aprile 2026